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Piacenza….mi piace

Secondo giorno di viaggio. La temperatura é calata di almeno 10°, ma in compenso c’é vento contro… Non siamo mai contenti.

Oggi il profumo dei tigli la fa da padrone. Piacenza é pervasa da questo profumo, é piena di viali alberati di tigli. Anche una delle tante caserme militari é circondata da una lunga fila sotto la quale scorre la ciclabile. Il tiglio era considerata una pianta che calmava gli animi, infatti i trattati di pace venivano firmati all’ombra di un tiglio. Quindi se Piacenza non ha mai dichiarato guerra a nessuno forse é merito dei suoi tigli !!

A Piacenza funzionano anche le ciclabili, che dove é possibile sono separate dai pedoni. É stato un piacere vedere all’uscita di un liceo vedere decine di studenti e studentesse saltare sulla bici per tornare a casa.

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Di nuovo sulla strada….

Ancora una volta oltrepassare il cancello di casa in sella alla mia bicicletta! È la stessa emozione di quando molli gli ormeggi di una barca ed esci dal porto. Lo puoi aver fatto decine di volte, ma ogni volta sembra la prima volta.

Direzione Sud, sperando non esploda il caldo. Oggi abbiamo toccato i 36°, ma una bella pedalata fino a Pavia lungo i canali del Ticino. Domani avvicinamento agli Appennini, lungo la traccia della via Francigena.

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Epilogo

Giorno 24 : Carovigno – Tuglie

Lucas, il ragazzo francese incontrato a Mestre e poi a Cres, mi ha scritto che Marti, il camminatore svedese si è comprato una bicicletta e adesso, insieme a Jorgi, il basco, e ad un ragazzo croato, sono in Bosnia. Stefan, lo svizzero diretto in Sud Africa, è arrivato in Albania mentre la coppia canadese ha preso un aereo a Spalato per il ritorno a casa.
Io mi fermo qui, in Salento. Questa volta sono passato dalla Slovenia e Croazia. Panorami bellissimi conquistati con dure salite. Centri storici di paesi piccoli e grandi città, da cartolina.
In mio fondo schiena è rimasto attaccato alla sella per circa 75 ore, per percorrere 1200 km con 7600 metri di dislivelli in salita.
Qualche imprevisto con il tempo e di conseguenza un paio di traghetti persi.
Per la stagione, troppi turisti. Ho incontrato giapponesi anche ad Ostuni, solo mi immagino cosa ci sarà ad Alberobello!
Un elogio particolare alla mia bicicletta in acciaio, con lei, sul lungomare di Bari, sono stato a ruota per qualche chilometro, ad un gruppetto di ciclisti in carbonio tutinati.
Un elogio grande a Gabriella che, come Penelope, sta aspettando a casa il suo Ulisse.
Adesso qualche giorno di relax e poi rientro al Nord.
Goodbye, hasta luego, a bientôt, Auf Wiedersehen, Gero arte, Vidimo se.

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Dubrovnik

Giorno 18 : Ston – Dubrovnik (Traghetto per Bari)

Il bus 1A mi sta portando verso il centro di Dubrovnik. Siamo come sardine in scatola. Un apparato elettronico emette in LowFi una canzone della Vanoni(!!), che sembra canti rivolta all’autista: “amore fai presto… non resisto… se tu non arrivi…..”. Nelle curve bisogna attaccarsi ben saldi. Per fortuna sono solo 10/15 minuti. Al capolinea, Il turista viene preso d’assalto dai vari procacciatori di attrazioni. Se vedi tre belle ragazze che si agitano per attirare la tua attenzione, non ti illudere, vogliono solo venderti un’escursione sul battello camuffato da sommergibile rosso col fondo trasparente, una mezz’ora in kayak, o un tour tematico.
I turisti che usano i bus cittadini sono per lo più giovani, quelli anziani scendono dalle navi da crociera o dai grandi pullman. Poi, appena dentro le mura della Stari Grad, tutti, vecchi e giovani, scattano, cioè pigiano frenetici con l’indice sul tasto della loro fotocamera. Sassi, campanili, torri, piccioni, menù dei ristoranti, gatti, tramonti. Tutti fotografano tutto.
Il “selfie”aiuta. Le coppie preferiscono come sfondo scalinate di chiese, monumenti, il mare. Le coppie giapponesi le vetrine dei simboli dello shopping.
Qualcuno un crocefisso.
Dubrovnik “old town” però è davvero bella, come non resistere alla tentazione di fermare tutto in immagini che poi rimarranno in qualche PC o DVD? E questa frenesia ci fa perdere l’occasione di sederci tranquilli, bere una birra e cogliere l’atmosfera di quel luogo, magari in  silenzio.

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