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Segnali di ansia

Giorno 14 : Sibenik -Marina (Ragoznica)

I segnali stradali a volte sono simpatici, a volte meno.
I segnali che mi hanno messo un po’ di ansia in questo viaggio croato, sono questi quattro. In ordine inverso di importanza,
al quarto posto :

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Ho il casco, che me frega?

Al terzo posto :

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Ho sentito troppe storie sulle loro cariche.

Al secondo posto:

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La prima volta che l’ho visto mi son cascate le braccia, anche perché si trattava di qualche kilometro, ma con l’aiuto di tutti i denti del mio cambio, sono sempre arrivato in cima.
Ma al primo posto, e per fortuna l’ho visto una sola volta:

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Superato anche questo, alla velocità minima per mantenere l’equilibrio.

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Reazioni a catena

Giorno 17 : Orebice – Ston

Sono un paio di giorni che la mia catena mi sta dicendo qualcosa.
Messa nuova e ben oliata prima di partire, non ho pensato di portarmi appresso l’olio, ma la pioggia ha lavato ogni cosa e la catena senza olio soffre.
Qui non ci sono molti riparatori-ciclisti, ma in compenso ci sono tanti taglialegna, così non faccio fatica a trovare una bottiglietta di olio per motosega.
Dopo l’applicazione, la catena cambia rumore ma non ammutolisce del tutto; si è accorta che non è il suo olio preferito. Devo dire in questi ultimi due giorni l’ho messa duramente alla prova, con 727 m di dislivello ieri, da Vela Luka a Korčula, e più di 1000 oggi.
Cerco sempre di tenere una pedalata “rotonda” per non affaticare troppo me e anche lei, ma più di 15 km di salita continua…..
La costa dalmata è così: su e giù, “mangia e bevi”, up and down…. Domani forse spezzo la tappa perché anche gambe e ginocchia hanno cominciato a protestare.

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Diocleziano, i giapponesi e le isole

Giorno 16 : Split (trahetto per isola Korcula) – Vela Luka – Orebice

Spalato è invasa dai giapponesi. Il centro storico della città si è sviluppato sul palazzo di Diocleziano. Una visita al sito dà l’idea della grandiosità. Vado a cena. Un giapponese è al centro d’attenzione dei clienti della trattoria. Sta fotografando da almeno 10 minuti, la sua frittura mista. Ad ogni foto ruota il piatto di 45° con pazienza; la cameriera,   divertita, gli mette sopra due fette di limone. Lui ringrazia e ricomincia tutto da capo, lo mangerà freddo.
Il mattino prendo il ferry per Vela Luka, sull’isola di Korčula. All’arrivo mi aspettano 50 km con 600m di elevazione. C’è anche una salita di 2 km con pendenza 8%. Le isole non sono che montagne  affioranti dall’acqua.

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Ripreso il viaggio e l’ottimismo

Giorno 15 : Marina  – Split (Spalato)

All’alba delle 6, il sole ha bucato le tapparelle della camera. Non perdo tempo, preparo le borse, carico, mangio due biscotti e via.
All’alba della otto un chiodo ha bucato la mia ruota posteriore.
Stavo andando così bene!
Qualche nuvola, poco vento e poche salite.
Riparto dopo la toppa, ricordandomi che devo fare colazione.
In Crozia i bar non hanno briosches o torte, quindi devi passare dalla Pekarna (=panetteria), prendere il dolce e poi andare al bar e ordinare il cappuccio. Giuro che ci ho messo un po’ a prendere il coraggio di presentarmi al bar con il mio sacchettino in mano, ma qui lo fanno tutti.
Visitato In fretta il centro storico di Trogir, patrimonio dell’Unesco. Poi pedalata tranquilla verso Split (=Spalato). Arrivo nel primo pomeriggio e trovo una camera appena in tempo, si mette a piovere.
Le previsioni meteo dicono che da domani arriva il sole per almeno tre giorni.
Spiove, esco a fare il turista e a godermi la mia prima birra di questo viaggio.

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